Le camminate di Poeti e Filosofi
Anche tra i personaggi famosi ci sono buoni camminatori e no. In campi diciamo “d’elite” come la Poesia e la Filosofia, ci furono alcuni di essi particolarmente tenaci nella pratica del camminare; probabilmente anche ai nostri tempi avrebbero scelto i piedi ai comandi dell’automobile…erano tipi tosti!
Il camminare era per alcuni di loro una necessità fisiologica e psicologica, che stimolava il pensare e la creatività. Poeti particolarmente “girovaghi”, furono Rimbaud e Holderlin.
Il primo appartenente alla schiera dei “Poeti maledetti”, girò in lungo e in largo per la Francia, prima di finire in Africa dove fu anche mercante d’armi. Il tedesco Holderlin, stregato dal mito della Grecia antica, solcò le strade di molti dei piccoli Stati in cui era divisa allora la Germania (siamo nel ‘700), prima di impazzire e, ironia della sorte, rimanere per quasi trent’anni confinato in una casa-torre di Tubinga, ospite di un falegname.
Tra i Filosofi “camminatori”, celebre è la passione di Friedrich Nietzsche il profeta dell’ ”Eterno Ritorno” annunciato da Zarathustra, per le camminate in montagna, o di Jean Jacques Rousseau autore del “Contratto Sociale” che alla fine di una vita dedicata al pensiero, giunse alla conclusione che l’unica cosa che davvero lo interessasse era il camminare!
Noi non abbiamo tali velleità, ma il pensiero scorre con maggiore fluidità se ritmata con il passo e ovviamente occorrono delle buone scarpe.
Attenzione però a non fare come l’antico filosofo Talete (quello del Teorema), che assorto nei suoi pensieri finì in una buca, suscitando la derisione di una servetta che passava di là!
