
Antonio Brunello e la bottega del calzolaio Bernardo
Quando Antonio Brunello entrò per la prima volta nella bottega del calzolaio Bernardo era il 1906 e aveva circa dodici anni. Era accurato, diligente, attento a quello che faceva e dotato di una manualità sorprendente.
Aveva un gioioso bagliore negli occhi e un certo modo di tirare l’angolo della bocca che poteva sembrare un sorriso.
La bottega del calzolaio Bernardo — l’unica attiva sulla dorsale sud dell’Altopiano dei Sette Comuni Vicentini — assomigliava a una caverna, con poche lampade a carburo a illuminare i deschetti da lavoro ingombri degli arnesi del mestiere.
L’aerazione del locale era pessima, ma era impossibile non farsi sedurre dagli odori di colla e cuoio che vi aleggiavano.
Sotto questa specie di antro, apprendisti più o meno esperti erano occupati a imbroccare e ribattere chiodi o a tagliare il cuoio con un trincetto ricurvo. Nel frattempo la ruota di carta vetrata raspava e la pietra a smeriglio in punta all’utensile emetteva un ronzio acuto come di insetto meccanico.
La specialità della bottega di Bernardo era riparare scarponi da boscaioli — che erano senza tacco e con lunghi chiodi perché si ancorassero al terreno scivoloso del sottobosco — inserendo rinforzi all’interno della tomaia o applicando mezze suole. A quel tempo, infatti, erano davvero pochi quelli che potevano permettersi il lusso di ordinare scarpe o scarponi veramente nuovi.
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